Vogliono impedirmi
di volare
Soul & Blues — Una storia vera
Scritta a mano da Gianluca Riboldi
Questa canzone nasce da una storia vera, ricca di emozioni, dolori e ingiustizie. Gianluca Riboldi, cantautore italiano dall’anima soul & blues, ha vissuto situazioni che lo hanno segnato profondamente. La sua vita è un racconto articolato di cadute e rinascite, di talento inespresso e di una voce che chi ha avuto il privilegio di ascoltare dal vivo ha definito “intonata e potente, degna di un palcoscenico”.
Eppure, Gianluca ha scelto di chiudersi in sé stesso. Non vuole affrontare il palco, non cerca riflettori. Ha scritto questa canzone a mano, parola dopo parola, e poi ha usato l’intelligenza artificiale per creare la musica e la voce, facendola cantare al suo posto. Una storia incredibile e commovente, che racconta di un uomo capace di volare con la mente, anche quando tutto intorno cerca di trattenerlo.
— Gianluca Riboldi, cantautore
Testo della canzone
È una storia vera,
Non sai cosa significa
restare soli,
chiudersi in se stessi
parlare da soli,
guardarsi allo specchio
e vedere soltanto te stesso
Le mie giornate,
quattro muri e una porta,
una finestra per guardare lontano,
mai aperta.
Io mi sono nascosto,
mi hanno ferito,
ho scelto di restare solo
per proteggermi.
Per proteggere quello che avevo dentro.
Ma io
volavo con la mente
fra i rimproveri
le grida
l’invidia,
per impedirmi di volare.
Io mi sono nascosto,
mi hanno ferito,
ho scelto di restare solo
per proteggermi.
Per proteggere quello che avevo dentro.
Loro erano i guardiani della cella,
ma la prigione era dentro di loro.
Cercavano le chiavi della mia vita,
per chiudere ogni mia speranza,
senza capire
che una mente libera
non ha catene.
Spegnere il mio respiro,
piegare ogni mio sogno,
comandare il mio destino,
per sentire di esistere
dentro il vuoto che avevano,
rubando la libertà
a chi è capace di volare.
Ma con la mente io,
volavo in alto,
superavo le barriere
volavo oltre i confini
uscivo dal corpo
e volavo, volavo,
libero.
Prigioniero di individui fragili
invidiosi e perfidi,
quanto male nel provare odio
per chi può volare in alto,
libero e puro.
Per impadronirsi della tua vita
per possederti,
e piegare la tua volontà,
per decidere chi devi essere,
per spegnerti,
solo per riempire
il male che portano dentro.
Parole vuote,
vestite di odio
aridi pervertiti masochisti
per impadronirsi della tua vita
per possederti,
e piegare la tua volontà,
per decidere chi devi essere,
per spegnerti,
solo per riempire
il male che portano dentro.
Quante parole vuote,
soltanto odio,
la voglia di possederti
la follia di comandarti
per cercare di averti in pugno,
per soddisfare il loro odio,
il loro vuoto.
L’ho messo in musica
adesso è pubblica
avete i giorni contati,
io torno a volare.
La storia dietro la canzone
Questo brano nasce da uno stato di dolore profondo, ma anche da una consapevolezza rara. Gianluca Riboldi sa di avere qualcosa in più degli altri: non arroganza, ma creatività pura. Una mente che ragiona liberamente, piena di idee, di parole, di cose da dire e da creare. Un artista che osserva il mondo con occhi diversi e che sente il bisogno irrefrenabile di esprimersi.
Ma chi ha questo dono spesso spaventa. Gli altri — quelli che non capiscono, quelli che invidiano, quelli che hanno paura della libertà altrui — cercano sempre di trattenerlo, di farlo restare in basso, di distruggere ogni sua creazione. Ogni progetto, ogni idea, ogni sogno viene sistematicamente ostacolato, sminuito, calpestato. È la storia di un talento che lotta per emergere in un mondo che preferisce il grigio al colore.
“Vogliono impedirmi di volare” è quindi una confessione liberatoria. È il grido di chi ha deciso di non arrendersi più, di chi ha scelto di mettere tutto in musica e renderlo pubblico. Perché la verità, quando diventa canzone, non può più essere nascosta. E chi ha sempre cercato di spegnerlo, adesso sa: i suoi giorni sono contati. Lui è già tornato a volare.